Rientrata da un giorno da questo secondo viaggio in Messico, dopo due anni mi ritrovo a fare un punto su tutto quello che è stato e che è cambiato. La prima volta ho trovato una terra che sentivo molto pesante per me e la mia energia, faticavo ad esserci e a stare. E’ stato un allenamento questo lasso di tempo per arrivare a questo secondo viaggio. Un tempo che mi è servito a radicare e mi ha permesso di poter vivere in presenza questa potente terra.
Il Messico è denso, scuro e profondo e ti richiede di stare in te stesso, chiede di essere vissuto nel qui ed ora ogni singolo momento. Questa la sensazione più bella che ho vissuto, l’essere sempre dove mi trovavo senza pensieri, mancanze, ansie o altro, semplicemente esserci… con la nostra tribù de diosas, ogni donna con il suo cammino, amiche, sorelle. Il luogo e le persone che ci hanno ospitato sono state morbide ed accoglienti, tempi rilassati, esercizi accompagnati e tutto al femminile, pur sempre nella potenza del lavoro che entra dentro in profondità.
Alla scoperta degli archetipi delle antiche dee messicane, questa Tribu de Diosas ci ha permesso un viaggio nel vedere la nostra bambina interiore, la donna e madri che siamo e riconoscere, in base al cammino, la saggezza raggiunta o poterla vedere dinnanzi.
Sediamo in cerchio attorno al grande Fuoco, ascoltiamo nelle nostre parole l’amore, l’anima, i desideri, il collettivo. Ciò che viene pronunciato al suo cospetto assume forza e vigore, suoni e canti tradizionali ci uniscono. Chi pensava di non saper scrivere, o faticava a pronunciarsi dinnanzi agli altri, apre il cuore e diviene poeta. Ci ritroviamo a disegnare la nostra stessa immagine su fogli tinti di acquerello per vedere i nostri colori interni, le nostre emozioni, dove ci siamo sentite felici, forti, spensierate, coraggiose, allegre o fanciulle nel cuore.
Riviviamo le sensazioni all’interno dell’utero materno, sentiamo e vediamo come, cosa sentiva lei, in che modo ci ha accudite, sentite, amate, protette, desiderate o faticate. Rielaboriamo le ferite principali, le maschere conseguenti per riepilogare cosa e dove ci ha modificate rispetto alla nostra originaria natura. Poi scendiamo dentro noi in un grande albero e torniamo indietro fino a dove la nostra bambina interiore si è fermata, bloccata, ferita per essere abbracciata e sorridere poi per sempre nel nostro cuore. Ognuna dinnanzi ad una piccola diversa, chi con la mancanza di libertà, chi ha visto troppo, chi si è sentita abbandonata e sola. Tutte prese in braccio e mai più sole, ormai accolte e recuperate nell’amore infinito, il nostro stesso. Il Temazcal dolce, di donne, di cerchio, di canti, nell’utero della madre terra per connettere e lasciare andare a lei ciò che già non ci serve per procedere, accompagnate dalle erbe che sono anche le nostre, il rosmarino, la salvia, la ruta e poi il forte cacao che ci apre il cuore con due grandi riccioli marroni nel petto ed infine quel potente canto italiano che ci fa riemergere con grande senso di appartenenza dalla stanchezza della quarta porta.
E più accoglievo e vivevo i loro canti e più la nostra madre terra Italia chiamava dolce e sapida dentro.
Giorni di piume, di ali, del grande tamburo utilizzato nella Danza della Luna suonato con le danzanti messicane in un unico battito, un unica voce, sguardi e sorrisi incrociati delle nostre culture, la felicità di essere li, un sogno che si avvera, la voglia sempre più grande di risvegliare le nostre tradizioni, i nostri tramandi, le nostre pratiche, la medicina popolare italiana. Di suonare, cantare e riscoprire i nostri canti spesso dimenticati.


E poi l’incontro con l’Abuela Tonalmi, il secondo per me, che con le sue parole ci rassicura riguardo il futuro e dona sostegno ai nostri percorsi e progetti futuri.
Giorni di specchio, di riconoscenza reciproca, di vissuta rinascita nell’acqua calda di un Oceano Pacifico movimentato che ci ha fatto giocare e carambolare tra le sue potenti onde per poi donarci credo il regalo più grande di questo viaggio, la connessione con le sue creature e la sua essenza.
L’uscita all’alba con una lancia in mare ci ha accompagnate, al suono delle Atecocoli, nel mezzo di un grande popolo acquatico.
Tre megattere davanti a noi iniziano una danza per il corteggiamento della loro femmina, poi una manta ci sfiora la barca, poi una grande tartaruga ed infine loro… ci troviamo nel mezzo di un vero e proprio “sciame” di delfini, qualcosa come 1500 lucidi esseri ci hanno fluttuato attorno per un tempo che ci è parso infinito. Saltavano e navigavano accanto a noi, parte di quel grande gruppo.


Questa presenza mi ha completamente aperto il cuore facendomi sentire il ritorno di questa grande famiglia che ho sentito dentro in maniera fortissima, come fosse già e sempre stato così, come un saluto, un ritrovarsi e le lacrime non riescono a fermarsi, ed il mare finalmente diventa casa. Guardo la compagna accanto a me e vedo le stesse emozioni. Sento le mie lacrime salate in bocca e odo “il mare è dentro di noi”. Ogni volta che piango o lascio andare i miei liquidi il mare precedente si palesa per potersi unire e mescolare con il nuovo incontrato, ed i mari si uniscono dentro al cuore.
Queste onde si prendono un dono ricevuto qui due anni fa, per aprire nuovi cicli, nuovi cammini, prende i cristalli e i mari lontani per connettere e farmi sentire che è già tutto dentro.
I giorni successivi in rientro a Città del Messico, in un mercatino locale, Amanda mi pone una Atecocoli (la conchiglia, strumento sacro nella tradizione mescica che rappresenta il vento) mi dice connetti, soffio ed esce quel suono, il suono del mare, del vento, della terra, del fuoco. Il mio cuore la sente, la percepisco come una creatura appoggiata al mio petto, che non riesco a staccare, ed il desiderio di protarla con me, sempre. Il desiderio di portarla nel mare di Sicilia per connettere, per ringraziare di poter essere figlia e creatura terrestre, marina, stellare.

Ognuna di noi ha avuto la possibilità di guardarsi dentro in modo profondo, di capire a che punto è arrivata, di vedere quanta strada ha fatto e quanta ce n’è davanti.
Donne che già hanno camminato tanto che possono iniziare a portare il loro dono, il loro cuore, ciò che la loro anima è venuta a portare in questa vita, come Irene che ogni giorno in ospedale fa nascere bambini e che desidera iniziare ad accogliere questi nuovi discesi in modo naturale, accompagnato, dolce, nella magia dell’incarnazione. Come Ioana che torna alla sua terra di origine, la Romania, dopo esserne venuta via trent’anni anni fa, e tornarci nuova, donna di cura, portatrice dei suoi tramandi, donna sanata dalle sue ferite alla scoperta delle tradizioni più antiche del suo paese natale. E poi la giovane Sandra che già ha viaggiato, vissuto e visto e che comprende l’importanza di stare nel corpo, nella presenza, nel rispetto di sé con la sua estrema dolcezza che la accompagnerà sempre più affiancata dalla forza e dall’istinto, dall’amore verso gli animali e tutte le creature, nell’amore verso la sua terra di Puglia e le tradizioni familiari.
Mathilde, che dall’Olanda, ci mostra una donna matura, una nonna con un vissuto importante, donna che continua a sanare le sue ferite ma che ogni giorno nella sua yurta nel bosco accompagna le altre a ritrovare l’equilibrio tra il loro corpo e la loro parte emotiva più profonda. La Sister Bear del gruppo. Caterina, ex ballerina professionista, che oggi utilizza la danza e la voce come terapia a sostegno delle donne, curatrice della sua arte che diventa strumento per portare la liberazione e la cura alle altre compagne di viaggio. Valentina che con la numerosa famiglia si sposta per il mondo per imparare, crescere, evolvere anche lei per poi rientrare e creare un luogo di incontro nella terra.


Un viaggio che ci porteremo dentro sempre, da me definito il viaggio più bello, quello della presa di consapevolezza e della partenza.
Il viaggio che con una forte sferzata finale, nella stanchezza dei giorni ed il caldo, ti impartisce la lezione della purezza del cuore, dell’indipendenza, del cammino scelto a servizio dell’amore che ha bisogno di ascolto puro e forte disciplina, essenza integerrima, sempre.
Il viaggio che ringrazio per avermi fatta sentire così viva, così felice, così libera e desiderosa di rientrare a casa per procedere.
Stavolta la commozione dall’aereo al rientro, quando ho visto i campi verdi ed i tetti rossi di Bologna sotto di noi, impagabile… !!!
Ad Amanda, che è nel mio cuore, come insegnante, donna di esempio, sorella, allenatrice, portatrice di cura, di sanazione, di visione, di sostegno, di donne, colei che ci ha unite e ci apre le strade mostrando e vivendo i luoghi, che ci accompagna con l’infinito cuore, la pazienza e l’enorme energia. Un Grazie che sarà sempre.
Ritiro svolto in Hribanika con la facilitatrice Angie Tonalkiahuitl